Lettera da Luigi Basiletti a Paolo Tosio

Mittente:

Luigi Basiletti

Destinatario:

Paolo Tosio

Data:

7 Gennaio 1820

Da Luigi Basiletti a Paolo Tosio
Roma [1], 7 gennaio 1820

 

Amico carissimo
Roma 7 gennaio 1820
Credo che il vento di mezzo giorno che costà domina da ottobre in qua vi abbia recati i miei lamenti. Finalmente ho ricevuto la cara vostra la quale mi accerta che avete ricevuto in buono stato il busto di Eleonora. Desidero pure sapere se vi è giunta una mia lettera con incluso un biglietto di Canova in forma anche di ricevuta per i 100 Luigi [2].
Vi prevengo che io feci alla lettera questo indirizzo – Mantova per Asola – onde potrete al caso farne richiesta all’ufficio di posta. Io non mancherò di sollecitare Canova affinché venga inciso il busto di Eleonora. In quanto poi al vostro desiderio di avere la Psiche sappiate che il signor D’Este mi disse che assolutamente non voleva far altra replica di questa statua, ed anzi avrebbe fatta rompere la forma. Potrei forse cogliere Canova in qualche momento alle strette, e deciderlo a farvi una statua, ma le condizioni sarebbero un sogetto a suo piacere e 3, o, 4 milla zechini di compenso. Egli è in età avvanzata, ha molte opere comesse, ed incominciate, potrebbe darsi che alla sua morte – che Dio lo salvi – potrebbe farvi lasciare imperfetta la statua comessa, ed in allora voi dopo avere per molti anni aspettato questo lavoro, e dopo avere sborsata anticipatamente una somma … lascio a voi riflettere il resto. Riguardo alle stampe del sudetto Canova vi prevengo che sono state pubblicate quasi tutte quelle che vedete […] registrate nel catalogo speditovi [3], le quali ammonterebbero alla somma di 120 scudi romani. Queste non si pubblicano per associazione, ma si sceglie a piacimento ogni stampa che si vuole, eccettuate quelle che rappresentano una statua in diverse vedute che si devono prendere accompagnate. Voi potete dunque decidervi, ma vi accerto che potete regolarvi a vostro piacimento mentre io non sono entrato in nessun impegno di sorta.
Io sono continuamente occupato nel vostro quadro [4] e già ci lavoro col secondo impasto di colore. Il quadro è piccolo, ma in verità è un affare assai serio come già avevo preveduto, ne mi crederei buono di prendere altro simile impegno nel resto della mia vita. Vi prego però di non avere tanta prevenzione in favore di questa mia opera perché forse resterete /1v/ più ingannato. Per me vi dico che non tralascio ogni studio possibile, ma siamo in tempi poco felici e ripeto continuamente ars longa vita brevis.
Desidero le vostre notizie più di frequente, e […] voi ditemi come va la facenda della cupola coi crostoloni. Ma mi si dice che presto qui deve arrivare il conte Momolo Martinengo [5] ed io spero che il suo talento saprà conoscere e distinguere il bello, e scegliere. Caro amico anche in Roma la povera architettura è assai manomessa e si vedono eseguire cose da far pietà a sassi. Pur troppo il voto de cardinali è per il signor architetto Valadier [6] (padre) che tiene un codino fino fino !!!!
Datemi nuove del nostro Teatro, e se vi si vedono delle forme eleganti, e se avete fatte delle buone conclusioni. Qui vi è poco da stare allegri, se vogliamo ecettuare de bravi cantanti.
Vi sono obbligato delle amichevoli esibizioni, e veramente sarebbe cosa assai grata al mio ritorno (che non può essere che in primavera) di abbracciarvi nella vostra deliziosa, e magnifica villa di Sorbara e poi passare a Brescia a rivedere e godere l’amena vista della Lombardia sulla collina di Rebuffone. Vi prego di riverirmi tanto la contessina [7], come pure de miei doveri a madama Cigola e altri amici che si ricordano di me. Amatemi e credetemi vostro affezionatissimo, obbligatissimo amico
Luigi Basiletti
/2v/ All’ornatissimo signore il signor conte Paolo Tosi, Brescia.

 


 

[1] AAT, busta 54, fascicolo 1. Lettera citata in Antonio Canova… 2009, p. 16
[2] Cfr. lettera del 20 ottobre 1819, n. 147
[3] Canova 1817
[4] Niobe
[5] Il conte Girolamo Silvio Martinengo di Padernello (Venezia, 1753-1834), in viaggio sulla rotta del Grand Tour, assieme alla moglie, la contessa Elisabetta Michiel, e all’abate Giuseppe Compagnoni, risiedette a Roma dal 29 gennaio all’11 aprile 1820. Qui ebbe come “guida” Luigi Basiletti, che lo accompagnò in particolare, nel corso del mese di febbraio, negli studi di alcuni «dei più distinti artisti»: Giambattista Bassi, Filippo Bombelli (ricordato come seguace di Granet), Vincenzo Camuccini, Antonio Canova, Giuseppe De Fabris, Friedrich Wilhelm Gmelin, Roberto Roberti, Abraham Alexander Teerlink, Bertel Thorvaldsen (allora assente), Martin Verstappen, Hendrik Voogd (Nicodemi 1961).
[6] Giuseppe Valadier (Roma, 1762-1839)
[7] Paolina Tosio, nata Bergonzi