Lettera da Enrico Scuri a Pietro Agliardi

Mittente:

Enrico Scuri

Destinatario:

Pietro Agliardi

Data:

18 Aprile 1868

Da Enrico Scuri a Pietro Agliardi

18 Aprile 1868

 

Bergamo, Accademia Carrara, busta 61, fascicolo 882 ,

Nobile ed Insigne sig. Conte Presidente [1]

 

Accademia Carrara li 18. Aprile 1868

Alcuni mesi or sono Ella provvidamente m’ingiungeva di rassegnarle di tato in tanto un esatto rapporto sull’andamento della mia scuola. Obbedisco ora a così giusta sollecitazione, ma mi trovo nella dura necessità di esternarla, Nobile sig. Conte Presidente, che non posso mostrarle tutta quella soddisfazione che vorrei, e della quale mi ero pur lusingato.

Incommincierò dal dirle che, o per motivi o per pretesti, la scuola del Nudo nell’ora scorso inverno venne in complesso ben poco frequentata, ad onta che io non cessassi di raccomandarla ai giovani come importantissima.

Di trè dei più provetti allievi, sui quali potrebbe l’Accademia fare assegnamento per il proprio onore, il Moro [2] , il Pezzotta [3] , ed il Bizioli [4] , devo in ispecial modo occupare la Nobile Commissaria. Pel Moro non valsero le continue mie ammonizioni a fargli cangiar metodo di studi. Dotato di molto talento inventivo e facilità di trovare variati toni di colorito, esso insiste sempre nel fare e rifare di maniera improvvisando sulle tele senza preparativo alcuno di studiata composizione, e di disegno; di modo che i suoi lavori non oltrepassano mai il limite di un abbozzo, ove traluce bensì il non comune ingegno, ma non si può riposar l’occhio sopra un solo punto di soddisfacente dettaglio. Dipenda poi ciò da giovanile presunzione causata da carattere incolto, ossia da dominazione di un fascino che lo trascini a sfogare così l’esuberanza della sua fantasia, per aver assaporati i traviamenti della così detta scuola dell’avvenire, (nella bassa Italia, dove fù e si trattenne come soldato delle regie truppe) io non potrei precisarlo. Certo è che sebbene mi abbia promesso replicatamente di cangiare sistema, finora fece il contrario. E talvolta mi trae fin quasi a dubitare che parecchie sciagure domestiche le quali ottesero la mente della madre sua, e, per quanto da alcuni mi venne riferito, quella del degnato suo padre, non abbiano lasciato perfettamente illeso neanche l’intelletto di lui. Ad ogni modo accerto la Nobile Commissaria che il vedere egli inutilmente svagarsi un tanto ammirabile ingegno, è per un maestro un vero rammarico.

Anche del Pezzotta, che pure è un bel talento, io ebbi a lagnarmi moltissimo in passato, per lo stesso vizio di voler troppo facilitare nei propri lavori; adesso sembra ch’egli siasi convinto del suo errore, ma dovendo accettare commissioni di ritratti o lavori di pochissima entità per mancanza di mezzi, trovasi spesso obbligato a non intervenire alla scuola.

E così pure il Bizioli, non inferiore per certo di talento agli altri due, e che finora non mostra tendenze a sovverchio liberalismo d’arte, è costretto dall’assoluta indigenza di sua famiglia a lavori assai meschini e triviali, e che suo malgrado deve eseguire assente dall’Accademia.

Ora poi che accenai degli allievi meritevoli di appunti, esponendo pure le circostanze che possono servir loro di qualche senso, dirò anche di altri due che sebbene sien forse dotati di un men fervido ingegno, non mi diedero mai motivo a lagnanza: il Riva [5] ed il Galizzi. È vero che il primo, carico di numerosa famiglia non può trascurare la sua prima professione di violinista dalla quale trae la maggior parte del proprio sostentamento, ma tutte le ore che può disporre le consacra allo studio della pittura, ove emerse già con alcune opere degne di molta lode, e specialmente per ciò che riguarda il Colorito. Rapporto al secondo lo ritengo abbastanza commendevole sotto ogni riguardo.

Del Gambirasio, del Loverina e dell’Isacchi non posso lagnarmi, ma non avendo ancora avuto agio d’esperimentarli in opere di tutta loro invenzione, aspetterò a giudicarli in seguito. Nella classe media havvi il Quarenghi [6] che mostra buona attitudine, ma forse per salute alquanto cagionevole, manca un po’ di lena nello studio. Finalmente quanto alla scuola elementare, non ne farei scontento, se, come mi sparisce il sig. Custode, non vi fussero alcuni allievi piutosto chiassosi ed indisciplinati, ma a ciò sarà facile il provvedere di concerto col sig. Custode stesso.

Ben lontano dalla pretenzione di poter suggerire io alla Nobile Commissaria, le misure più opportune per animare alquanto il coraggio e l’alacrità degli allievi della mia scuola, mi permetto però la preghiera che alcuno dei Nobili Insigni signori che sì degnamente la compongono, vengano ad appoggiare le rimostranze o le lodi che io m’ingegno di loro impartire, confortandoli all’amore della nobile arte a cui si sono dedicati ed a qualche speranza per l’avvenire. La Nobile Commissaria converrà certo che ai giovani è necessario vedere una meta perché non manchi la lena a proseguire, e la scarsezza dei tempi, il poco gusto artistico del nostro Governo, l’economia a cui si vedono ridotte le Fabbricerie per la perdita  dei beni ecclesiastici e la mania di certuni pei quadri antichi si belli che brutti, a scapito dei moderni, concorrono troppo per le loro diverse vie de umiliazione a spegnere le disposizioni favorevoli nel cuore inesperto di un giovane artista.

Tanto ho l’onore di esternarle in seguito all’ordine di Lei, Nobile sig. Conte Presidente, impartitomi, e colgo l’occasione di riconfermarmi col più profondo ossequio e la più alta stima di Lei Nobile e Insigne sig. Conte Presidente.

Umilis.mo div.mo obbl.mo servitore

Enrico Scuri

N 39.

P.S. Troverei utile che la Nobile Commissaria ordinasse l’acquisto di una Tunica di lana per la scuola, ove devo prestare sovente una mia, resa oramai quasi inservibile. Il sig. Custode potrebbe comperare la stoffa e foggiarla, come in altre già fece sotto la mia direzione. Mi riservo poi, (a norma del concerto preso col già Presidente, Nobile sig. Conte Ottavio Lochis di stare in attenzione per qualche drappo di velluto o di raso che si potessero avere a modico prezzo, onde fare la proposta anche di questi alla Nobile Commissaria, siccome praticai alcun altra volta

 


 

[1] Pietro Agliardi

[2] Antonio Moro

[3] Giovanni Pezzotta

[4] Cesare Bizioli

[5] Giovanni Battista Riva

[6] Giuseppe Giacomo Quarenghi