Giuseppe Diotti (Casalmaggiore, 1779 –1846)

Dopo una prima formazione a Casalmaggiore, fra il 1790 e il 1794, presso la locale Scuola di Disegno col figurista Paolo Araldi, Giuseppe Diotti perfeziona i propri studi nel corso di un biennio all’Accademia di Belle Arti di Parma, sotto la guida di Gaetano Callani, e, qualche tempo dopo, quale vincitore del concorso per il pensionato indetto dall’Accademia di Brera, per un quadriennio a Roma, dove ha modo di studiare l’antico e Raffaello, nonché di frequentare gli atelier di Camuccini e di altri artisti neoclassici, seguito a distanza dal segretario Giuseppe Bossi. Il successo conseguito nel 1809 con la prova pittorica finale, l’Adorazione dei pastori (Accademia di Brera, in deposito presso il Museo Diotti), gli apre la strada, su segnalazione di Andrea Appiani, all’insegnamento di Pittura e alla direzione dell’Accademia Carrara di Bergamo. Alla prestigiosa nomina (1810) fanno seguito diverse importanti commissioni, soprattutto per opere di soggetto sacro, quali la pala dell’altare maggiore della chiesa di Santo Stefano a Casalmaggiore (1814-1815), la Decollazione di S. Giovanni Battista (1824) per la parrocchiale di Stezzano,  le quattro pitture murali (1830-1834) per il presbiterio della cattedrale di Cremona, il Bacio di Giuda (1840) per l’imperatore d’Austria Ferdinando I, delineando, nello stile severo tra Neoclassicimo e Purismo, un tracciato che caratterizzerà tutta la sua scuola, persino negli sviluppi romantici (Giovanni Carnovali detto Piccio).

Meno frequentata da lui è la pittura di storia, seppur con opere in qualche caso apripista come il fortunato La corte di Ludovico il Moro (1823) per Giacomo Mellerio, o moderatamente ispirate a tematiche risorgimentali come il Giuramento di Pontida (1836). Un significativo avvicinamento al Romanticismo si ha con Il conte Ugolino nella torre (1832) per il bresciano Paolo Tosio, mentre la lunga elaborazione dell’Antigone condannata a morte da Creonte (1845), destinata alla Carrara, sigilla, senza tentennamenti, l’orientamento classicista da lui esercitato per oltre trent’anni di magistero accademico.

Ritiratosi infine nella nativa Casalmaggiore, Diotti apre il suo atelier a una ristretta cerchia di allievi realizzando le opere finali, la versione in grande del Giuramento di Pontida (Casalmaggiore, Palazzo Comunale) e la pala Petrobelli (1846).